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Marian Masoliver PEP effectMarian Masolimer è una regista che ha viaggiato insieme a Simon Edwards per documentare gli effetti che il Programma di educazione alla pace sta avendo su gruppi diversi di persone. In questo blog condivide le sue considerazioni su questa esperienza.

Tutto è iniziato quando siamo andati in Ecuador l’anno scorso. Simon Edwards ha diretto, insieme a Rain Rucker, un film dal titolo La pace è inevitabile, che racconta di una banda di giovani dell’Ecuador che hanno sentito il messaggio di Prem Rawat, e di come questo abbia contribuito a ispirarli a lasciare il crimine e a dedicarsi ad azioni di pace.

Io ho condotto le interviste, e questa esperienza è stata talmente intensa che quest’anno siamo tornati lì. Questa volta ci siamo fermati per tre mesi a lavorare con i membri della banda e ad aiutarli nel loro impegno a favore della pace. Stanno lavorando per formare un’associazione culturale che permetta loro di raggiungere un numero maggiore di persone. Mentre eravamo lì, loro stavano producendo un programma radio dal titolo “Reagisci”, che viene trasmesso a livello nazionale sulla RPE, Radio Pubblica dell’Ecuador.

Il programma si ispira al messaggio di pace di Prem Rawat. Li abbiamo aiutati a ricostruire alcune delle storie che lui racconta durante i suoi discorsi in varie parti del mondo. Abbiamo messo a disposizione di questo progetto la nostra ampia esperienza professionale nella formazione degli attori e nella direzione di spettacoli teatrali e cinematografici.

Mentre eravamo in Ecuador abbiamo anche lavorato con la TPRF per documentare l’effetto del PEP su altre persone. Quindi a Quito abbiamo mostrato un servizio su un PEP per anziani a Mitad del Mundo.

Poi abbiamo pensato: “Perché non documentare l’effetto del PEP sul sistema scolastico?” E siano andati in Spagna, nelle Isole Canarie, e abbiamo documentato il PEP all’Università la Laguna di Tenerife.

Siamo poi stati lietissimi di essere invitati al recente evento tenutosi a Londra presso il British Film Institute, dove è stato proiettato il film La pace dentro. Anche lì abbiamo intervistato persone che avevano partecipato al PEP.

Marian Masoliver PEP effectQuindi durante l’ultimo anno ho parlato con molte persone di ambienti diversi che avevano seguito un corso PEP. Sono rimasta molto colpita perché, quando le intervisti, le persone spesso si confidano e si aprono molto, e parlano di momenti assai intimi ed esperienze profonde come la pace personale e un nuovo tipo di consapevolezza di cosa sia la propria vita.

È affascinante testimoniare l’effetto del PEP. Dopo aver intervistato oltre 60 persone negli ultimi due anni, vedo che tanti sono stati toccati davvero profondamente da questo programma. Non importa se siano persone anziane o membri di bande giovanili, insegnanti universitari o studenti, professionisti, commercianti o detenuti: il PEP li colpisce profondamente.

Il PEP li fa pensare. Quando si partecipa ai 10 seminari, si pensa e si riflette. In un certo senso ci si resetta. Le persone si chiedono: “Cosa voglio nella mia vita? Sono concentrato su quello che voglio veramente? Che cosa è importante per me?” Parlando con persone di ogni età, risulta chiaro che stanno scoprendo nuove possibilità per se stessi.

Recentemente ho intervistato un uomo della Sierra Leone fuggito dai conflitti di quella zona, un signore cieco che adesso vive nel Regno Unito, dove ha partecipato a un PEP. Era restato molto commosso dal corso. Viene da una zona di guerre continue ed è stato incredibile vedere che per quanto siano dure le situazioni in cui si trovano le persone, il PEP può aiutarle a trovare la propria forza interiore.

Marian Masoliver PEP effect

La Fondazione Prem Rawat sta lavorando all’editing dei nostri servizi video per mostrare l’effetto del PEP. Sono molto emozionata pensando a quando le persone potranno vederli..

Per me questo lavoro è fonte di grande ispirazione. Più lo faccio, più lo voglio fare. Più parlo con le persone, più voglio aiutare. Sto cercando di sfruttare al massino la mia risorsa maggiore: il mio tempo.

A volte non è facile condurre delle interviste, quando esistono differenze culturali. Però è molto gratificante, nonostante tutte le barriere o tutte le volte che devi lavorare un po’ di più di quanto vorresti. Mi sento viva e piena di una gioia profonda. Mi sento talmente piena di energia che tutti gli ostacoli non hanno realmente importanza. Quando si mette tutto sul piatto della bilancia, le difficoltà non sono più nulla.

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